Referendum: la svendita del Voto Estero da parte delle Opposizioni

//Referendum: la svendita del Voto Estero da parte delle Opposizioni

Referendum: la svendita del Voto Estero da parte delle Opposizioni

Di fronte allo scempio perpetrato -più o meno coscientemente- nei giorni scorsi sul tema in oggetto, ci si permettano alcune riflessioni con l’auspicio sincero che almeno queste, a differenza di tutte le altre nostre precedenti sulla materia degli Italiani all’estero, possano trovare spazio anche sui maggiori Media nazionali.

Primo, e’ totalmente illegale ed evidentemente incostituzionale pensare di non computare il voto espresso dai connazionali all’estero iscritti all’A.I.R.E. per il semplice motivo che si tratta di cittadini italiani, dunque pieni titolari di elettorato attivo e passivo. A scanso di equivoci, abbiamo presentato in Cassazione una Memoria tecnica ad hoc. L’articolo 75 della Costituzione italiana recita che “hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La legge determina le modalità  di attuazione del referendum.”

Come ha ben scritto oggi Marco Pezzoni su “Politicamentecorretto”, con questo articolo vengono riaffermati “tre principi chiarissimi: 1) I titolari del diritto al voto nei referendum sono esattamente gli stessi che sono chiamati ad eleggere la Camera dei deputati…. 2) Il referendum è approvato se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto … cioèĀ  “tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati” e, dunque, anche i cittadini italiani residenti all’estero.  3) La legge ordinaria definisce solo le modalità  di attuazione del referendum perchè la titolarità  del voto è già  definita a monte, nella stessa Costituzione.

Del resto i cittadini italiani residenti all’estero hanno già  votato in precedenti referendum nazionali e sono stati opportunamente conteggiati nel computo del quorum. Più in generale, la Costituzione italiana (e Noi nel nostro piccolo, in numerosi interventi nell’Assemblea del Senato della Repubblica) sostiene sempre il collegamento esclusivo tra cittadinanza e diritti politici. Ā

Secondo, è triste constatare che per conseguire strumentalmente un qualsivoglia ritorno politico interno, i rappresentanti ufficiali di diversi partiti dell’opposizione come il partito Democratico e l’Italia dei Valori (che, pure, entrambi, raccolgono numerosi consensi e, quindi contributi pubblici, dal voto dei nostri connazionali all’estero) sono pronti a svendere pubblicamente quel patrimonio politico ed elettorale.

Nel caso poi di alcuni parlamentari di quei partiti, addirittura eletti (con preferenze nominative, non in base a liste bloccate) nella Circoscrizione Estero, dalla tristezza si passa proprio alla pena.

Terzo, dovendosi aggrappare a qualcosa, questi “svenditori del voto estero” cercano di riferirsi al criterio dell’effettività   del voto minacciandone la validità  generale per non meglio precisate inefficienze. E spuntano su Internet, con strani e colpevoli ritardi di almeno una settimana, “testimonianze” di individui che non hanno ricevuto le schede elettorali o altro. Come è noto, la legislazione italiana prevede diversi meccanismi per risolvere qualche eventuale disfunzione prima e durante le operazioni di voto (che all’estero si svolgono in anticipo). Denunciare ed indagare formalmente tutte le situazioni irregolari è un sacrosanto diritto-dovere democratico. Proporre strumentalmente -ma ufficialmente- di invalidare il voto del 6% del corpo elettorale italiano in base a tali “voci di corridoio telematico” è semplicemente vergognoso.

L’avvocato Pellegrino del Partito Democratico sostiene che la legge sul voto degli italiani all’estero “si è ben guardata dal prevedere che questi elettori all’estero concorrono a formare il quorum”. E perchè mai una legge ordinaria dovrebbe specificare la propria coerenza e legittimità  col dettato costituzionale (che tra l’altro, è stato modificato nel 2000 e nel 2001 proprio per introdurvi il concetto di Circoscrizione Estero)? La legge (“Tremaglia”) 459/2001 definisce solo le modalità  di voto, istituendo quello per corrispondenza, e garantendo che almeno all’estero gli eletti vengano selezionati intuitu personae dagli elettori!

Appare invece risibile l’obiezione presentata dal legale dell’Italia dei Valori, il professor Pace, costituzionalista, secondo il quale -tutto ad un tratto- le modalità  di voto all’estero non garantirebbero la necessaria personalità -libertà  e segretezza. Risibile perche’, a parte il fatto che dozzine di Paesi civili votano per posta già  da molto tempo, la stessa obiezione si potrebbe allora porre a chiunque si accompagni ad altri nel dirigersi al seggio!

Quarto, sarebbe opportuno ricordare che gli Italiani all’estero sono, molto probabilmente e al contempo, coloro che hanno “patito” di più per mantenere la propria cittadinanza italiana e coloro che risultano maggiormente danneggiati da alcune disfunzioni tecniche della Legge Tremaglia (di fatto applicata finora solo due volte). Per questo, a fronte della situazione creatasi in occasione dell’esordio nelle elezioni politiche del 2006, avevamo pubblicamente suggerito che nel decreto d’indizione delle elezioni dell’Aprile 2008 l’allora Governo Prodi inserisse qualche semplice modifica tecnica (stampa in Italia ed invio centralizzato del materiale elettorale; annullamento schede doppie; creazione di comitati di controllo presso i Consolati, ecc.) che avrebbero evitato la stragrande maggioranza delle disfunzioni poi ripetutesi. Non fu fatto: probabilmente perchè non si voleva intaccare un meccanismo che nella tornata precedente aveva consentito alla Sinistra di realizzare un risultato elettorale ampiamente positivo ed insperato. Invece, due settimane fa, nell’approvare la riforma di COMITES e CGIE -due architravi fondamentali della rappresentanza istituzionale degli Italiani all’estero- la maggioranza di centro-destra ha approfittato per inserire alcuni correttivi alle modalità  di voto (sottoscrizione e fotocopia documento nella scheda di voto da re-inviare) che, se daranno buona prova di se, saranno poi introdotte nella legislazione italiana per migliorare le operazioni di voto all’estero e garantirne al massimo la regolarità  e dignità  che meritano tutti coloro che lo esercitano.

Alla fine, cari connazionali all’estero, è sempre la stessa storia. Da una parte, il centro-destra italiano che da sempre interpreta sinceramente gli interessi legittimi dei cittadini residenti all’estero riuscendo a tramutarli in leggi dello Stato (rendendoli in tal modo costituzionalmente vincolanti erga omnes). Dall’altra il centro-sinistra che li sfrutta a piene mani -sia parlamentarmente che finanziariamente- ma che li disconosce in toto alla prima occasione ritenuta utile.

29 Maggio 2010

2018-01-19T10:35:46+00:00

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