“EMERGENZA GIOVANI”

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“EMERGENZA GIOVANI”

Illustre Presidente, Egregi Membri del Governo, Onorevoli Colleghi, prendo la parola quale rappresentante eletto -con oltre 20.000 preferenze nominali-nella ripartizione Europa della Circoscrizione Estero per conto della lista “Berlusconi Presidente” nonchè come delegato al congresso fondativo del Popolo della Libertà e come iscritto al Partito, per confermare il sostegno parlamentare alla manovra in esame.

La crisi nasce dalla “finanziarizzazione dell’economia reale”, fenomeno da noi denunciato in tempi non sospetti, ovvero già agli inizi di questo decennio dalle colonne del ” Pensiero Londinese”, il giornale della Nuova Emigrazione Professionale di stanza a Londra.

Le dinamiche globalizzate sulle quali le grandi banche d’affari della City facevano leva per attività di Trading e di Merchant banking evolvevano già allora con una velocità e complessità tecnica assolutamente superiori rispetto alle cornici regolamentari entro le quali avrebbero dovuto essere limitate.

La politica occidentale ignorava, più o meno consapevolmente, il pericolo e devolveva all’auto-regolamentazione con l’auspicio che la “mano invisibile” del Mercato supplisse in modo più efficente alla mancanza di controlli efficaci. Fiumi di denaro finanziario scardinavano i precedenti argini normativi e “illudevano” (per non dire di più) legioni di amministratori sia pubblici che privati, ignari delle conseguenze sociali delle loro adesioni alle proposte perfettamente presentate da alcuni banchieri.

Il risultato sull’economia reale è stato devastante, specie in termini occupazionali.

Fondamentali sono stati gli strumenti squali la CIG ordinaria e straordinaria-utilizzati dal Governo per garantire la tenuta sociale del Sistema Italia. Anche questa manovra va nella direzione di una opportuna revisione della spesa ed un raccordo più coerente con la situazione debitoria del nostro Paese sui mercati internazionali e, dunque, va sostenuta con convinzione per scongiurare punizioni ancora più inique da parte degli speculatori internazionali.

Sarà però compito non più procastinabile del legislatore (sulla scia di quanto stanno facendo i colleghi parlamentari statunitensi e tedeschi, i primi a reagire concretamente) di rimettere presto mano alla regolamentazione del settore finanziario al fine di ricondurlo alla sua propria funzione di supporto all’economia ed agli scambi, per non trovarsi di nuovo a breve nella paradossale ed immorale situazione registrata in particolare nel Regno Unito- di dover salvare i colpevoli con soldi pubblici, per ritrovarli intenti negli stessi perversi (ma per loro lucrativi) esercizi solo qualche mese dopo.

Come emigrato all’estero (dal 1992) e come più giovane senatore della maggioranza non posso peraltro non cogliere questa (rara) occasione per segnalare una forte anomalia del Sistema Italia che, purtroppo, anche questa manovra non sembra tenere in debita considerazione e/o correggere.

Mi riferisco naturalmente alla cosiddetta “Emergenza occupazionale Giovani” ed al fenomeno direttamente collegato della “fuga dei talenti” (secondo una felice espressione di Sergio Nava).

In base ai dati del Rapporto ISTAT 2010, in Italia “E’ in atto un peggioramento consistente della condizione della fascia giovanile della popolazione, cioè delle persone con età  compresa tra 18 e 29 anni. II tasso di occupazione giovanile è sceso al 44%, con una caduta tre volte superiore a quella subita dal tasso di occupazione totale. Il 30 per cento della popolazione 18-29enne ha un lavoro atipico (a fronte dell’otto per cento della restante parte della popolazione) ed è in questo segmento che si è concentrato il calo dell’occupazione (-110 mila persone), contribuendo per il 37 per cento alla flessione occupazionale giovanile rilevata nel 2009”;

“… sono proprio i giovani il segmento in assoluto più colpito dalla crisi economica”.

La fase ciclica negativa ha avuto infatti un forte impatto sulla popolazione giovanile. La riduzione rispetto al 2008 della quota di occupati tra i giovani è stata quasi sette volte quella osservata tra i più anziani. Una flessione, quella dell’occupazione giovanile, particolarmente brusca e repentina.

E non c’è preparazione che tenga: nessun titolo di studio è stato in grado di proteggere i giovani dall’impatto della crisi.

La flessione dell’occupazione per chi ha un titolo non superiore alla licenza media è particolarmente critica (-11,4 per cento), ma rimane rilevante anche per i diplomati (-6,9 per cento) e per i laureati (-5,2 per cento). In particolare i figli che vivono nella famiglia di origine, spesso impegnati in lavori temporanei e con bassi profili professionali all’inizio della loro carriera lavorativa, rappresentano il gruppo più colpito dal calo dell’occupazione (-332 mila unità).

In Italia è sempre stato un costume diffuso rimanere in casa con i genitori più a lungo che nel resto dell’Europa. Senonchè, nel 1983 la quota dei 18-34enni celibi o nubili che viveva in famiglia era del 49 per cento, nel 2000 era arrivata al 60,2 per cento, attestandosi al 58,6 per cento nel 2009. Tra i 30-34enni quasi il 30 per cento vive ancora in famiglia, una quota triplicata dal 1983. E, soprattutto, sono cambiate le motivazioni: nel 2003 la permanenza a casa era frutto di una libera scelta, adesso la prolungata convivenza dei figli con i genitori dipende soprattutto dai problemi economici (40,2 per cento) e dalla necessità  di proseguire gli studi (34 per cento); solo per il 31,4 per cento si tratta di una libera scelta. I giovani di oggi, che saranno gli anziani di domani, non lavorano, non versano contributi, non vanno via di casa, non fanno nulla. La statistica ha coniato una sigla per definirli: “NEET”, che significa not in education, employment or training (non lavorano, non studiano, non si formano). I NEET nel 2009 sono arrivati a oltre due milioni, il 21,2 per cento dei 15-29enni.

I giovani sembrano cominciare a manifestare segnali di maggiore insofferenza.

Il fenomeno mi tocca direttamente, oltre che per la giovane età (relativamente parlando), soprattutto per il fatto che molti giovani sono costretti dalla situazione sopra menzionata ad emigrare.

Oltre 40.000 l’anno, sia dal Nord che dal Meridione: si parla di “Salasso dei laureati”.

(Fonte: Rapporto 2009 “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes).

Ma, al di là  dei laureati e dei ed. ‘cervelli’, il fenomeno dell’emigrazione all’estero dei giovani talenti italiani riguarda categorie e livelli professionali ben più variegati. Già  da vari anni, il rapporto fotografa flussi sempre crescenti di giovani in uscita. Si tratta della c.d. “Nuova Emigrazione Professionale”, da noi identificata nei primi anni 90, come il fenomeno migratorio tipico delle nuove generazioni, costrette dall’imperante gerontocrazia e mancanza di meritocrazia a lasciare il nostro Paese per cercare all’estero -soprattutto in Europa- una collocazione professionale e/o una migliore esperienza di lavoro. La cosiddetta “Fuga dei Talenti”.

Quello che si vuole qui mettere in evidenza peròè che le attuali generazioni di giovani italiani si trovano senza colpe e loro malgrado- a dover scontare gli effetti concomitanti di diverse patologie della moderna societàitaliana.

Tra queste, per sommi capi date le circostanze, il Debito Pubblico, la Gerontocrazia, il sistema previdenziale e pensionistico, la mancanza di meritocrazia ed il dualismo del mercato del lavoro.

Il Debito Pubblico:

Accumulato dalle generazioni immediatamente precedenti, l’ingente debito pubblico italiano graverà  sempre di più sulle nuove generazioni, penalizzando in modo inaccettabile i giovani italiani. E’ la prima volta che accade nella storia del nostro Paese. Viene minata la correttezza del rapporto inter-generazionale ed il principio giuridico e morale secondo il quale è tenuto a pagare il debito il soggetto che lo ha contratto.

PROPOSTA: dato che 1’80% dell’attuale stock di debito è stato prodotto tra il 1980 ed il 1992, si potrebbe elaborare un programma di tassazione ad hoc per i soggetti entrati nel mondo del lavoro negli anni successivi (differenziandolo per fasce di reddito).

Il sistema previdenziale e pensionistico:

Il nostro sistema previdenziale è totalmente sbilanciato sulla spesa pensionistica, cioè, in termini generazionali, decisamente a favore dei nonni. Vengono così a mancare le risorse altrove (Francia, Regno Unito, Germania) disponibili per esigenze di tenuta sociale che non facciano capo esclusivamente agli interessi dei Seniores.

PROPOSTA: Supporto ai giovani in quanto tali ovvero indipendentemente dal reddito della famiglia di origine (modello inglese), allocazioni per le famiglie e quozienti famigliari (sul modello francese), crediti e sussidi per i figli, per gli studi, per l’imprenditoria giovanile, ecc.

La gerontocrazia:

Rispetto ad un limite dell’età  lavorativa internazionalmente riconosciuto intomo ai 60 armi, in Italia stiamo arrivando a sfondare il tetto dei 70 ed oltre. Il risultato è un enorme “tappo” al collo della bottiglia occupazionale, con palesi e devastanti effetti sulla possibilità  di inserimento e crescita professionale offerte ai più giovani.

PROPOSTA: Oltre che sui percorsi di uscita bisogna intervenire su quelli di ingresso nel mondo del lavoro. La politica unica di innalzamento dell’età  pensionabile -per l’aumento della vita media e la mancanza di fondi per far fronte alla crescente spesa pensionistica- non valuta tutte le conseguenze sulla competitività  del Paese. Infatti, a fronte dell’invecchiamento costante della popolazione (con costi crescenti di pensioni, assistenza sociale e sanità ), si richiederebbe una forza lavoro di giovani più dinamica, produttiva , capace di generare innovazioni e redditi più alti. Più sono frustrate le opportunità  professionali dei giovani, più sono svalutate le loro competenze e motivazioni, e meno sono capaci di contribuire alla crescita del Paese, con ovvi ed impliciti rischi per l’equilibrio sociale ed economico del Paese.

La mancanza di meritocrazia:

A partire dagli anni 70 con la diffusione della cultura comunista, la meritocrazia è stata considerata un valore negativo e, come tale, mortificato nella scuola, nelle università  e nel lavoro. Gli esami di gruppo, il voto politico e le distribuzioni “a pioggia” hanno sostituito la competizione e le valutazioni sulla base del merito; gli avanzamenti di carriera per anzianità  e l’inamovibilità  dal posto di lavoro hanno destituito le promozioni basate sul merito e la verifica periodica dell’attività  svolta e degli obiettivi conseguiti.

La meritocrazia è fondamentale per ogni sistema sociale capace di crescere, in special modo in un mercato globale e competitivo.

PROPOSTA: Occorre ritornare alla meritocrazia, basata su regole trasparenti e su sistemi di valutazione obiettivi. Solo un sistema fondato sulla valorizzazione delle capacità  professionali e dell’esperienza acquisita puಠgarantire mobilità  sociale, flessibilità  e sviluppo.

Il dualismo del mercato del lavoro:

Il nostro mercato del lavoro è sempre più ‘duale’: c’è un segmento di lavoro iper-protetto (con avanzamenti automatici ed inamovibilità ) ed un secondo segmento di lavoro, crescente e meno protetto, o secondario, caratterizzato da contratti atipici o da figure contrattuali che si celano dietro a prestazioni di lavoro autonomo, ma in realtà  sono prestazioni alle dipendenze. Il primo è totalmente escluso ai giovani, cui è riservato solo il secondo. Il 70% delle assunzioni oggi nel mercato del lavoro per chi ha meno di 40 anni è con contratti atipici o para-subordinati.

PROPOSTA: L’inamovibilità  non è più sostenibile (specie se garantita in esclusiva alla generazione dei Seniores). L’uso dei contratti a tempo determinatoĀ non va demonizzato, anzi! Essi sono la norma generale in tante realtà  laburistiche europee a noi comparabili. Costituiscono il segno della nostra epoca. Il loro uso dovrebbe addirittura diventare una rivendicazione dei Giovani per tutto il mercato del lavoro -anche nella P.A.- in modo da poter procedere alle fisiologiche selezioni meritocratiche.”

Per mancanza di tempo, lascio agli atti il documento più elaborato nel quale vengono identificate alcune proposte legislative ed esecutive concrete per affrontare l’emergenza Giovani sopra delineata.

In conclusione però tengo a ribadire che:

nel nostro Paese è da tempo in atto uno scollamento generazionale a totale sfavore dei giovani;
che ciò avviene in vari campi (sociale, occupazionale, previdenziale, culturale,ecc.);
che è la prima volta che questo accade nella storia della nostra Repubblica; che non è giusto e non è previdente;
che ciò accade per un deficit di rappresentanza (che è anch’esso parte del problema) facilmente verificabile ma non per questo accettabile.
Sono giovani questi, improvvidamente definiti “bamboccioni”, che non hanno le possibilità che avevano i genitori, che devono pagare i loro debiti, che sogneranno solo le loro pensioni e che per lo più non riescono nemmeno a lavorare e mettere su famiglia perchè il sistema è contro di loro per i motivi sopra spiegati. Addirittura, fanno concorsi durissimi e dopo non vengono assunti (come nel caso dei 107 dichiarati vincitori di concorso all’ICE, selezionati in 18 mesi tra 15.000 candidati, che non vengono assunti o come altri nella stessa situazione all’INPS).

Quali prospettive si prevedono per questi giovani?

Molti, troppi, sono costretti ad emigrare e per loro la strada del ritorno è stata finora praticamente impossibile. (La Camera dei Deputati ha recentemente approvato (in modo bi-partisan) il disegno di legge sul cosiddetto “Contro Esodo”. Si tratta in realtà  della versione italiana della c.d. “Legge Beckham”, adottata già  diversi anni fa con successo dalla Spagna. E’ un primo passo, e c’è da augurarsi che anche il Senato potrà  presto approvare tale provvedimento- ma non certamente sufficiente.).

Un Governo, eletto anche col concorso dalla maggior parte degli Italiani residenti all’estero che mi onoro di rappresentare, che si impegna efficacemente per la tenuta del Sistema Italia e che è chiamato dagli Italiani a riformare il Paese non può, secondo me, ulteriormente sottovalutare questa emergenza.

Sen. Raffaele Fantetti

13 Luglio 2010

2018-01-19T10:50:32+00:00

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