Lettera Aperta del sen. Fantetti ai Ricercatori Italiani residenti in Europa

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Lettera Aperta del sen. Fantetti ai Ricercatori Italiani residenti in Europa

Come eletto in Parlamento, in rappresentanza della Ripartizione Europa della Circoscrizione Estero, e sullabase degli specifici impegni che ho preso nel mio programma politico a difesa degli interessi legittimi dellanostra “Nuova Emigrazione Professionale”, mi pregio trasmettere alla Vostra attenzione il disegno di leggeche sta per essere approvato al Senato riguardo gli “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia”

Il D.L.2212, di cui sono Relatore nella VI Commissione “Finanze e Tesoro”, è d’iniziativa parlamentare ed èstato approvato da un’ampia maggioranza nella Camera dei Deputati lo scorso 26 maggio 2010. La finalitàprecipua del provvedimento consiste nell’incentivare mediante agevolazioni fiscali quei cittadini comunitariche studiano, lavorano o che hanno conseguito una specializzazione post laurea all’estero e che decidonodi fare rientro in Italia per lo svolgimento di attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o d’impresa.In poche parole, il credito fiscale varia tra il 70% e l’80% dell’IRPEF, dura fino al 31/12/2013 e si applica aipossessori di titolo di laurea, iscritti all’AIRE, che hanno risieduto all’estero almeno 24 mesi.

È un provvedimento, già assunto da altri Paesi in Europa, cui guarda con estremo interesse la crescent generazione di Italiani che sono dovuti andare all’estero per cercare un lavoro e/o avere la possibilità direalizzare un’esperienza professionale adeguata alla loro formazione e capacità (la cosiddetta “NuovaEmigrazione Professionale”).

Prendendo in considerazione i movimenti migratori del personale altamente qualificato possiamoevidenziare alcuni fenomeni, peraltro ben noti: il Brain Exchange vale a dire il flusso di risorse intellettualitra un Paese e l’altro, con uno spostamento equilibrato nei due sensi. La c.d. Brain Circulation che definisceun percorso di formazione e avviamento alla carriera, in cui ci si sposta all’estero per completare gli studie perfezionarsi. Ed infine la c.d. “Fuga dei cervelli” quando il flusso netto di dottori di ricerca (giovaniricercatori, neo laureati, ecc.) è fortemente sbilanciato in una sola direzione: dunque viene meno loscambio e si assiste ad una perdita di risorse umane per il Paese di origine. E’ questo, in estrema sintesi, ilfenomeno, da più parti denunciato, che sta accadendo in Italia dove non si può parlare di scambio “equo”di cervelli ma di vera e propria emigrazione apparentemente senza ritorno, le cui proporzioni stannoaumentando in maniera significativa.

Questa tesi è largamente suffragata dai dati contenuti nell’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero),archivio del Ministero dell’Interno in cui devono registrarsi i cittadini italiani dopo un periodo dipermanenza all’estero superiore ai dodici mesi. In base a questi dati all’inizio degli anni Novanta menodell’1% dei nuovi laureati emigrava all’estero, contro il 4% registrato già alla fine degli anni Novanta. DatiAIRE ed ISTAT evidenziano inoltre che la tendenza all’aumento è comune sia ai laureati che provengonodal Nord che a quelli che provengono dal Sud del Paese e che si è più che quadruplicata la percentuale di
laureati over 35 che lascia il Paese per l’estero.

Questa anomalia risulta ancora più evidente se si paragona la situazione italiana con quella degli altri stranieri presenti sul loro territorio è molto superiore al numero dei loro laureati residenti all’estero: inItalia invece la percentuale dei laureati emigrati è sette volte maggiore di quella dei laureati stranieripresenti nel nostro Paese.

A completamento del quadro va aggiunto che da alcuni anni un numero non trascurabile di giovani neolaureati italiani scelgono come meta Paesi emergenti come la Cina o l’India.

Ma, al di là dei laureati e dei cd. ‘cervelli’, il fenomeno dell’emigrazione all’estero dei giovani talenti Italiani riguarda categorie e livelli professionali ben più variegati. Già da vari anni, il rapporto (Migrantes/ISTAT)fotografa flussi sempre crescenti di giovani in uscita. E’ la La cosiddetta “Fuga dei Talenti” della NuovaEmigrazione Professionale, da noi identificata nei primi anni 90, come il fenomeno migratorio tipicodelle nuove generazioni, costrette dall’imperante gerontocrazia e mancanza di meritocrazia a lasciare ilnostro Paese per cercare all’estero soprattutto in Europa una collocazione professionale e/o una migliore
esperienza di lavoro.

Un esempio recente che vale a suffragare questi dati è dato da un editoriale del Corriere della Sera delloscorso 4 novembre nel quale si citava il caso della prestigiosa Scuola Galileiana: tale istituto di Padova, incollaborazione con la Normale di Pisa, sceglie ogni anno le 24 migliori matricole dell’università veneta e leprepara secondo standard di eccellenza: ebbene, il 95% degli studenti diplomati quest’anno nella classescientifica sono stati chiamati o hanno deciso di continuare i loro studi fuori dai confini nazionali! Ormai, sembra che andare in università o strutture di specializzazione straniere non riguarda solo alcuni, quanto lamaggioranza dei migliori studenti italiani.

L’aggravante è che raramente questi talenti tornano indietro, cosa che ci condanna, nel lungo periodo, aduna progressiva marginalizzazione. Questo va assolutamente impedito e per questo Governo e Parlamentostanno finalmente cominciando a muoversi. Oltre al Disegno di legge che spero di portare in porto entro gliinizi del 2011, è già stato approvato il D.M. 13 del 6/1/2001 (e rinnovi successivi) “Incentivi a favore dellamobilità di studiosi italiani e stranieri impegnati all’estero”.

Inoltre, il Ministero della Salute sta costituendo una piattaforma dedicata ai ricercatori italiani residentiall’estero con l’obiettivo di creare un Network che rafforzi i legami con il sistema Italia e faciliti eventualipercorsi di rientro. In sostanza le esperienze dei ricercatori italiani all’estero saranno considerate eutilizzate sia a favore della ricerca del nostro Paese sia per attuare, in accordo con loro, occasioni diincontro e collaborazione scientifica. Questa attività è direttamente gestita dal Ministero della Salute:la piattaforma riservata a ricercatori del settore biomedico è denominata “Italian Network for Health Research”. La finalità di tale network è quella di favorire un circuito virtuoso che costituisca un volanoper scambi di conoscenze lavorative e che valorizzi il capitale umano di ricercatori italiani nel mondoconsentendo di creare fattive opportunità per proficui progetti di ricerca da parte delle istituzioni italiane edi rafforzare i legami con l’Italia da parte di coloro che hanno scelto di sviluppare la loro carriera scientificaall’estero.

Con l’auspicio di fare cosa gradita, rinnovo la mia disponibilità istituzionale a rappresentare le Vostrelegittime istanze in questo ambito e porgo

Distinti Saluti

Raffaele Fantetti

Roma, 18 Novembre 2010

2018-01-19T10:19:46+00:00

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