“La ristrutturazione della rete diplomatico-consolare”

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“La ristrutturazione della rete diplomatico-consolare”

Con la mozione Bettamio sulla “ristrutturazione della rete diplomatico consolare” torna all’esamedell’aula del Senato della Repubblica un tema d’interesse precipuo degli Italiani all’estero. Nelle prossime ore, sara’ poi la volta del DL Tofani sulla “riforma del Comites e del CGIE”, ovvero due dei tre pilastri della costruzione istituzionale dedicata alla c.d. “Altra Italia”.

Un popolo -e’ opportuno ricordarlo- di oltre 4,3 milioni di cittadini ufficialmente registrati nella AIRE (in continua crescita, con una maggioranza di under 40) che di fatto costituisce solo una piccola percentuale delle decine di milioni di Italiani effettivamente residenti all’estero.

Per inciso, mi si permetta con l’occasione di segnalare a chi di dovere che -proprio in conseguenza di ciò- il totale della popolazione dei cittadini italiani non e’ di oltre 60 milioni (come universalmente indicato) ma di circa 65.

Si tratta dunque di un momento parlamentarmente molto importante per Noi e molto sentito dalle nostre comunità  all’estero.

Infatti, la rete consolare (più ancora di quella diplomatica) costituisce sempre e comunque un cordone ombelicale con il Paese Madre. Credetemi, non si tratta di retorica.

Chiunque parte, emigra, lo fa per bisogno. Ancora adesso.

Ecosì facendo lascia dietro di se (senza mai sapere bene per quanto tempo) oltre che i propri affetti e retaggi, anche un riferimento statuale che all’estero potrà  ritrovare solo nelle nostre propaggini consolari.

Ecco perchè gli Italiani all’estero sono così sensibili al tema della rete consolare.Ed ecco perchè -secondo molti di Noi- un vero diplomatico (nel senso di un alto ed importante rappresentante dell’Italia al di fuori dei confini nazionali) non è pienamente formato e rappresentativo se non si è degnamente provato in una precedente responsabilita consolare.

La ristrutturazione della rete diplomatico consolare all’attenzione di questa Assemblea oggi prevede la chiusura di un certo numero di sedi (specialmente in Europa) e l’apertura di altre (in Asia).

Qualche settimana fa, di fronte all’originaria versione del testo non avevamo ritenuto di condividerla in toto e avevamo argomentato il perchè in quanto rappresentanti parlamentari eletti -con preferenze espresse ed individuali- dagli Italiani residenti in Europa.

Essendo consci e fieri di appartenere ad una Repubblica parlamentare, non potevamo certo accettare l’argomento di “trovarci di fronte ad una decisione già  presa dal consiglio di amministrazione del MAE”, ne’ soprassedere rispetto al fatto che la Commissione Affari Esteri del. Senato ha appena cominciato (seguita a ruota da quella della Camera dei Deputati) una indagine conoscitiva sul funzionamento del Ministero e, dunque, si vorrebbe avere tempo e modo di approfondire certe situazioni prima di convalidare parlamentarmente certe decisioni.

Adesso, mi si consenta di chiarire alcuni punti che differeenziano il testo della mozione oggi in esame, su proposta del sen. Bettamio, del sen. Filippi e mia. Primo, noi Italiani all’estero siamo perfettamente consapevoli degli effetti della globalizzazione e di quelli di una crisi -nata finanziaria e sviluppatasi come economica reale- che riguarda tutti i Paesi del mondo. Ne siamo consapevoli perchè la viviamo anche di più dei concittadini metropolitani (come dice il collega Micheloni), cioè ne subiamo gli effetti in più di un Paese.

Siamo anche orgogliosi, al riguardo, di come il Governo Berlusconi (in particolare attraverso il meritorio operato del ministro Tremonti, ma non solo) abbia gestito la politica economica e di bilancio in tale eccezionale situazione di crisi.

Siamo stati critici sull’eccesso di tagli operato rispetto ai capitoli degli Italiani all’estero ma ci rendiamo perfettamente conto, in termini più generali, che la tenuta sociale del Paese sia una priorità  rispetto ad altre -pur importanti- considerazioni.

Capiamo, per essere chiari, ad esempio, che l’estensione garantita praticamente a tutti della CIG possa valere in questi drammatici tempi anche il ridimensionamento di qualche rappresentanza italiana all’estero. Ce ne dispiaciamo, abbiamo fatto del nostro meglio per evitarlo, ma capiamo.

Soprattutto siamo fiduciosi del fatto che con questa barra si riuscirà  presto ad uscire dalle secche, tornare a crescere ed espanderci al di fuori dei confini nazionali.

Lo crediamo ed auspichiamo sinceramente anche perchè abbiamo l’ardire di pensare che una maggiore presenza dell’Italia all’estero sia positiva non solo per il Paese e per gli Italiani all’estero ma anche per moltissimi altri cittadini del mondo!

Secondo, il metro di giudizio da noi prescelto non e’ mai stato quello quantitativo bensì quello dell’efficenza. Non crediamo in una onnipresenza dello Stato e rifuggiamo dai suoi retaggi vetero-amministrativi che si ripercuotono inevitabilmente sulle tasche dei contribuenti italiani.

Terzo, siamo riformatori e per questo abbiamo chiesto ed ottenuto la fiducia politica dei nostri connazionali.

Siamo quindi d’accordo con lo spirito che anima la ristrutturazione proposta, diretta all’implementazione di una rete consolare più efficiente perchè più moderna, in linea con l’evoluzione tecnologica, e meno costosa.

A Londra, dove sono emigrato nel 1993 e dove l’influsso della c.d. Nuova Emigrazione Professionale (una nuova e diversa NEP) ha portato il Consolato Generale al secondo posto nella classifica delle nostre presenze nel mondo (poco dietro Buenos Aires) con circa 160.000 iscritti, sara realizzato, in una finalmente nuova sede, un Consolato modello proprio in base a questi nuovi e moderni criteri. Ne siamo molto contenti e vigileremo da vicino sull’implementazione con l’auspicio di poterne presto annoverare molti altri qui in Europa.

Già  la maggior parte dei nostri connazionali ivi residenti interagisce con le locali amministrazioni in via telematica e digitale. Non si vede perchè non dovrebbero essere in grado di fare altrettanto con una moderna PA italiana: quella che il ministro Brunetta sta realizzando con meritoria tenacia.

Siamo anche soddisfatti di aver potuto esplicitare le specifiche ed eccezionali esigenze sottostanti l’opportunità  di mantenere una presenza consolare a Manchester.

Quarto, siamo felici che il Governo abbia recepito nel nuovo testo della mozione la moratoria di 12 mesi: esattamente il periodo che avevamo richiesto (perchè giudicato più opportuno rispetto ai 30 mesi richiesti da alcune opposizioni). Dovrà  essere questa l’occasione per fare conoscere meglio a Noi tutti -ed in primis agli Italiani all’estero che ne sono tra i maggiori utenti- i criteri e le modalità  di funzionamento della grande macchina del nostro prestigioso MInistero degli Affari Esteri.

Una considerazione finale. Nessuna “ristrutturazione della rete diplomatico-consolare” sarebbe -a nostro avviso- degna di questo titolo se si limitasse agli aspetti logistici della apertura/chiusura di alcune sedi.

Anima e cuore della nostra rete sono le persone che a vario titolo ci lavorano dentro. Gli interlocutori diretti di noi Italiani all’estero.

Funzionari ed impiegati di ogni livello che, in tutte le parti del mondo, svolgono le loro funzioni col senso del dovere proprio dei rappresentanti istituzionali di un grande Paese: l’Italia.Ā A loro, che sappiamo -a volte- dover convivere con situazioni a vario titolo penalizzanti, deve essere diretta l’attenzione dei ristrutturatori della rete in modo da garantirne meglio in futuro la dignità  ed efficienza delle carriere.

In questo ambito, già  dalle prossime settimane, proporremo un Disegno di Legge diretto a promuovere l’utilizzo nelle diverse funzioni amministrativo-consolari (ma anche presso le sedi all’estero delle altre nostre reti nazionali -come ICE, Istituti di Cultura, ENIT) di personale iscritto all’AIRE, cioè di Italiani residenti all’estero.

Abbiamo questo patrimonio umano: dopo mezzo secolo -grazie a Tremaglia ed al precedente Governo Berlusconi- la Repubblica lo ha finalmente riconosciuto istituzionalmente.

Ora cominciamo ad utilizzarlo effettivamente come risorsa del Paese!

Per tutti questi motivi, vi invitoa votare a favore della mozione presentata insieme agli esimi colleghi Bettamio e Filippi.

Sen. Raffaele Fantetti

18 Gennaio 2011

2018-01-30T13:47:11+00:00

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