“LA RIFORMA GARANTISCE LA RINASCITA DI COMITES E CGIE”

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“LA RIFORMA GARANTISCE LA RINASCITA DI COMITES E CGIE”

Il 25 maggio scorso, l’Assemblea del Senato della Repubblica ha approvato con i 123 voti espressi a favore dalla maggioranza (PDL, LEGA, Coesione Nazionale) rispetto ai 102 voti contrari espressi dalle opposizioni (PD, IDV, Terzo Polo) ed 1 astenuto (Randazzo), la riforma dei COMITES (Comitati degli italiani all’estero) e del CGIE (Consiglio Generale degli italiani all’estero). Il provvedimento ora passerà  all’esame della Camera, prima in Commissione Affari Esteri e poi nell’Aula di Montecitorio.

Diverse le novità  introdotte dall’Atto Senato n. 1460 “Nuove norme in materia di rappresentanza degli italiani all’estero” nella normativa di settore con l’obiettivo di rivedere il ruolo degli organismi di rappresentanza (anche alla luce della creazione dei parlamentari eletti all’estero ex successiva legge 459/2001), introdurre semplificazioni e risparmi, rendere il CGIE espressione diretta dei Comites e disciplinare la materia in un’unica legge.

Per quanto riguarda il CGIE, mentre la legge vigente prevede due terzi dei membri eletti dalle collettività  all’estero ed un terzo, di nomina governativa (espressione di associazioni, partiti, sindacati, patronati e altri enti), la riforma elimina quest’ultima componente ed -in linea con la più generale riforma federalista dello Stato- introduce la presenza degli assessori regionali all’emigrazione nonchè dei presidenti dell’Associazione Nazionale Comuni italiani (ANCI) e dell’Unione delle Province italiane (UPI). La riforma approvata dal Senato stabilisce inoltre che del CGIE sono membri di diritto i Presidenti Intercomites (i  Comitati che in ogni Stato riuniscono i Presidenti dei vari Comites) ed i rimanenti membri vengono eletti dai rappresentanti Comites di ogni Paese (e solo da loro) al proprio interno: il Consiglio diventa quindi  una sintesi dei Comites e un trait d’union tra questi e le istituzioni. I membri scendono da 94 a 82, l’ufficio di presidenza da 17 a 5. Le assemblee plenarie da due ad una, quelle continentali da quattro a due. Prima, ai lavori partecipavano (senza voto) i rappresentanti di un folto gruppo di amministrazioni ed enti previsti per legge insieme ad altre, fino a 20, ulteriori personalità  (queste ultime con rimborso di viaggio e soggiorno). Con la riforma, del primo gruppo resta solo il responsabile della Direzione Generale degli Italiani all’estero (MAE DGIT), mentre il numero delle personalità  invitabili -ma solo alla plenaria-  viene dimezzato.

Per quanto riguarda i Comites, il numero si riduce da 124 a poco più di 80 con un solo Comites per circoscrizione consolare e soglie innalzate, oltre che differenziate per area geografica (dai 20 mila necessari in Europa ai 5 mila in Africa). Tali misure sono accompagnate da due novità  tese ad assicurare un’adeguata rappresentanza: a) la soglia Paese (per garantire anche le collettività  di minore entità , viene comunque istituito un Comitato se nel Paese ci sono almeno 5 mila italiani); b) i Comitati non elettivi (istituiti nei Paesi in cui non si possa votare, con decreto del  MAE ed in misura non superiore al 10% dei Comitati elettivi). Con la riforma, il numero dei membri -che non sono pubblici ufficiali- resta di 18 in caso di circoscrizioni contenenti più di 100 mila italiani, ma si riduce a 9 sotto i 50 mila residenti e 12 solo per i Comitati rappresentanti collettività  tra 50 mila e 100 mila connazionali. Il Comites non è più chiamato ad esprimere pareri sulle richieste di contributo di Media locali e vari enti/associazioni a Stato e Regioni. Redige invece una relazione annuale sugli interventi delle autorità  ed  enti italiani a favore della collettività  (con apposito capitolo sul funzionamento del Consolato) e la trasmette anche ai parlamentari eletti all’estero. Infine, viene ridotto il numero di firme necessarie per presentare le liste, vengono stabilite quote per donne e giovani (un terzo dei candidati) ed è attribuito un premio di maggioranza per la lista che ottiene più voti. Il presidente non è più eletto all’interno del Comites ma è il candidato presidente collegato alla lista vincente.

Come detto in Aula, anche in dichiarazione di voto, la riforma di COMITES e CGIE -due dei tre istituti con base legislativa dedicati agli Italiani all’estero- costituisce un passaggio di importanza strategica per la c.d. “Altra Italia”.

Diversi gli effetti positivi che si intendono finalmente produrre.

In primis, sbloccare il rinnovo dei COMITES le cui elezioni, tramite un veloce passaggio alla Camera dei Deputati, potrebbero essere indette già  prima della fine del 2011. Nessun organismo rappresentativo puಠutilmente protrarsi oltre il proprio mandato naturale, come purtroppo è successo per gli attuali COMITES, in quanto rischia proprio di perdere sempre più di rappresentatività . D’altra parte, Noi siamo stati eletti in base ad un programma di riforme e, dunque, non potevamo non onorare il nostro impegno con gli elettori. Il dibattito è stato intenso e prolungato, con decine di sessioni ed audizioni della Commissione Affari Esteri e del Comitato per le questioni degli Italiani all’estero e ben due passaggi in Assemblea. Alla fine, come previsto nei sistemi democratici, la maggioranza ha portato ad approvazione un testo di riforma che garantisce la rinascita sia dei COMITES che del CGIE.

Quello che a noi appare particolarmente benemerito è l’aver posto come discrimine generale della nuova normativa il criterio della selezione democratica. Nella nuova composizione del CGIE, quindi, saranno presenti solo gli eletti dalla base che -in quanto tali- saranno rappresentativi. Così funziona la democrazia e Noi Italiani all’estero dovremmo solo esserne fieri perchè con questa riforma siamo riusciti a raggiungere il risultato assoluto ed esclusivo di NON avere “nominati” in nessuno dei livelli delle nostre rappresentanze!

Secondo, si garantisce un maggiore livello di sicurezza di voto che -ahimè- prima mancava nelle procedure elettorali degli Italiani all’estero. Inutile ribadire l’importanza degli effetti estremamente negativi che i brogli elettorali verificatisi in passato hanno avuto su di Noi e sull’immagine complessiva degli Italiani all’estero, così come percepita dall’opinione pubblica italiana. Con la riforma, si introducono importanti correttivi come i 6 mesi di previa iscrizione all’AIRE per l’esercizio dell’elettorato sia passivo che attivo (art. 7, comma 3 e art. 8, comma 1) e l’obbligo di sottoscrizione e di inserimento di una fotocopia del proprio documento d’identità  nel plico contenente la scheda votata (art. 14, comma 6). Se questi accorgimenti daranno buona prova di sè, potranno essere inseriti -unitamente ad altri già  pubblicamente da me proposti (stampa / invio centralizzato del materiale elettorale)- nella prossima riforma della legge 459/2001.

Terzo, la riforma sancisce l’istituzionalizzazione dei “Comitati degli Italiani all’estero” come vere e proprie nostre “Rappresentanze” presso tutti gli organismi che determinano politiche idonee ad interessare le comunità  medesime. Con l’art. 4, se ne ampliano notevolmente le funzioni, li si qualificano ufficialmente -da parte del Governo, tramite le Ambasciate- nei loro territori all’estero, e si prevede (comma 12) che il Ministero degli Affari Esteri debba rispondere entro massimo 180 giorni alle proposte formulate da ciascun Comitato. Questa è una novità  assoluta.

In Aula, ho anche ribadito -de iure condendo- un concetto giuridico relativo ai limiti della proiezione del vigore legislativo italiano in territori non sottoposti alla nostra sovranità  (ovvero tutta la Circoscrizione Estero): ne consegue, a mio avviso, che l’eventuale riconoscimento locale dei COMITES -in base alla coerente accettazione e condivisione della loro natura democratica- vale a qualificarli anche oltre i nostri confini giuridici ed a farne un qualcosa di veramente unico ed importante.

In conclusione, la riforma finalmente è stata varata. Ancora una volta, essa è il frutto dell’azione politica del centro-destra italiano: il raggruppamento politico che da sempre -al di là  di tanto demagogico vociare- ha saputo tramutare in leggi dello Stato (rendendoli istituzionalmente vincolanti erga omnes) gli interessi legittimi dei cittadini residenti all’estero.

30/5/2011

2018-01-19T10:37:56+00:00

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