Intervista del 29 gennaio 2020 al Presidente Silvio Berlusconi

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Intervista del 29 gennaio 2020 al Presidente Silvio Berlusconi

Più di un tonico, più di una semplice vittoria. La conquista della Calabria restituisce al centrodestra una Forza Italia che si sente di nuovo essenziale elemento della coalizione. E un Silvio Berlusconi che promette di battersi in prima persona nelle prossime campagne elettorali: «Ci sarò». Con un occhio ai movimenti dei delusi del M5S in Parlamento per i quali si candida ad essere polo d’attrazione, uno critico sugli errori commessi dagli alleati («Non si doveva fare dell’Emilia un sondaggio politico nazionale») e uno all’alleanza da rinsaldare perché Salvini non può avere «istinti suicidi».

Vittoria netta in Calabria, sconfitta chiara in Emilia-Romagna: il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno?

«Beh, i due risultati non mi sembrano paragonabili: in Calabria c’è stata una vittoria clamorosa di una bravissima candidata espressa da Forza Italia, che rappresenta un segnale di svolta e di riscossa non solo per la sua regione ma per l’intero Mezzogiorno; in Emilia Romagna si trattava di una sfida antica e difficile combattuta con impegno fino all’ultimo momento».

In Calabria avete doppiato i voti della Lega: significa che vi state trasformando nel partito del Sud?

«Più che doppiato: se si sommano le liste in cui si è divisa Forza Italia in Calabria siamo oltre il 27%. Direi che FI è il partito del riscatto del Sud, ma non può essere assolutamente il partito del Sud o del Nord: siamo una importante forza politica nazionale. Fino ad oggi il Sud in Italia è stato umiliato da politiche clientelari o da elemosine assistenziali come il reddito di cittadinanza. Noi proponiamo al Sud la strada della crescita attraverso investimenti produttivi, infrastrutture, fiscalità di vantaggio e quindi posti di lavoro. Sono molto orgoglioso dei nostri successi in tutte le regioni del Sud, ma vogliamo tornare a vincere anche al Nord».

Ma come si spiega il vostro pessimo risultato in Emilia-Romagna, e la fatica nell’imporvi al Nord?

«Dobbiamo fare una riflessione. Il centro-destra non vince senza un centro liberale, cattolico, garantista forte che solo noi possiamo far esistere. La destra, da sola, può prendere molti voti, ma non può vincere e tantomeno governare. Naturalmente sta a noi dare vita ad un centro-destra liberale, democratico, cattolico, garantista. In Emilia-Romagna la violenta polarizzazione e la personalizzazione dello scontro politico probabilmente hanno scoraggiato gli elettori moderati».

È stato un errore dare una valenza politica nazionale al voto in Emilia-Romagna, come ha voluto fare Salvini?

«Durante la campagna elettorale ho sempre sostenuto che il primo scopo delle elezioni regionali era quello di scegliere un buon governatore per la regione e non quello di fare un sondaggio politico nazionale. Naturalmente era chiaro a tutti che una sconfitta della sinistra in Emilia-Romagna avrebbe avuto una forte valenza nazionale».

Salvini ha voluto fortemente la candidata Borgonzoni, voi avevate dubbi.

«Tutte le candidature sono state concordate dalla coalizione e i patti sono stati e continueranno ad essere rispettati. Noi siamo stati leali al punto che la nostra lista era l’unica ad avere il nome Borgonzoni nel simbolo».

La campagna elettorale di Salvini è stata molto aggressiva — l’episodio del citofono, Bibbiano —: può aver spaventato i moderati?

«Salvini ha un suo stile, che ovviamente non è il mio, ed ha i suoi contenuti, che non sono uguali ai nostri, altrimenti saremmo lo stesso partito. Con lui e con Giorgia Meloni abbiamo un buon programma da realizzare insieme. Per riuscirci è fondamentale il voto dei moderati, dei liberali, dei cattolici, e anche di quei sette milioni tra gli italiani che non votano ma anche che si sentono liberali, moderati, democratici e non di sinistra».

Come pensa di muoversi in vista delle prossime Regionali? Sarà più presente di quanto è stato finora?

«In Campania ci prepariamo a bissare il successo della Calabria con un candidato di assoluto prestigio e valore come Stefano Caldoro, che è stato il migliore governatore nella storia della regione. Ovviamente questa volta ci sarò: nelle scorse settimane risentivo dei postumi dolorosi di una banale caduta, ma ora è tutto superato».

Pensa davvero che il governo subirà contraccolpi per il voto nelle Regionali?

«Il disfacimento in atto dei Cinque Stelle rende questa maggioranza assolutamente non rappresentativa degli italiani. Però, proprio per questo, difficilmente ci consentiranno di votare. Quello che considero possibile è che invece alcuni parlamentari Cinque Stelle, i più attenti alle necessità dell’Italia e consapevoli della difficilissima situazione, si rendano conto di essere in una condizione senza futuro per sé stessi e per il Paese e che decidano di trarne le conseguenze».

Intanto avanza il proporzionale: è una soluzione?

«Quel modello consegnerebbe il Paese all’ingovernabilità. Occorre che venga corretto con l’inserimento di una quota maggioritaria che consenta alla coalizione vincente di governare il Paese».

Non temete che Salvini possa volersi tenere le mani libere e correre in solitaria alle Politiche?

«Tutto si può dire di Salvini ma non che abbia istinti suicidi».

Salvini ha difficoltà ad ottenere endorsment internazionali come possibile premier. Quando dice che FI è imprescindibile per l’alleanza, pensa a questo?

«Penso prima di tutto al fatto che noi e solo noi siamo in Italia i continuatori e i portatori della grande tradizione politica dell’Occidente e dell’Europa, fondata sulla centralità dell’uomo, della sua libertà, della sua dignità, dei suoi diritti di proprietà. Lo Stato non è padrone di questi diritti, è solo uno strumento per difenderli. Questi sono insiti nella condizione umana. Su questo si fonda la civiltà liberale e cristiana dell’Europa e dell’Occidente nella storia. In Italia queste idee sono rappresentate solo da noi e ci rendono radicalmente alternativi alla sinistra, a qualsiasi sinistra, e diversi anche dai nostri alleati di destra. Questo ci rende parte in Europa della più grande famiglia politica quella dei Popolari europei e ci consente un rapporto privilegiato con molti Paesi europei e del mondo libero».

2020-01-29T10:25:27+00:00

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