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FANTETTI (FI): NESSUNA INTENZIONE DI ADERIRE A “ITALIA VIVA”

21/10/2019 ROMA\ aise\ – “Al mio ritorno a Roma, per il delicato impegno oggi pomeriggio nella commissione Bilancio e Programmazione economica del Senato, di cui mi onoro di essere Segretario, mi vedo costretto dalla lettura di alcuni Media italiani a smentire categoricamente di “esser pronto a passare nelle fila del partito di Renzi””. È quanto sostiene in una nota Raffaele Fantetti, senatore di Forza Italia eletto in Europa, che assicura: “da cattolico liberale, sono entrato in politica in Forza Italia e qui sono sempre rimasto e rimarrò come fiero esponente del centro-destra: in tale veste, dal 2006 ad oggi ho partecipato a ben quattro impegnativissime campagne elettorali (ed una referendaria) ricevendo ogni volta decine di migliaia di voti di preferenza ed avendo come principale avversario la Sinistra. Non permetto a nessuno di scherzare con questo patrimonio di coerenza ed onestà intellettuale!”.
Come eletto nel collegio Estero, continua il senatore, “sono quasi sempre sul territorio in Europa: sabato scorso ero a Londra per partecipare alla grande marcia del “People’s Vote”, molto sentita dalla maggioranza della nostra comunità italiana ivi residente. Domenica prossima sarò ancora al cimitero militare di Brookwood per deporre una corona in onore dei caduti italiani ivi seppelliti e la stessa cosa farò a Ginevra il 3 Novembre. Sempre – sottolinea, concludendo – come senatore eletto in Europa, fiero esponente del centro-destra italiano”. (aise)

Intervento sulle modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari

Signor Presidente, premetto che interverrò sullo specifico tema della circoscrizione estero, che mi onoro di rappresentare in quest’Aula, e sugli effetti che la riforma in oggetto produrrebbe – ed eventualmente produrrà – su questa specifica rappresentanza degli interessi degli italiani all’estero. Voglio far notare a quest’Assemblea, ancora una volta, un fenomeno assai poco conosciuto dai media italiani: a fronte di alcune migrazioni verso il nostro Paese, è in atto da circa quindici anni una vera esplosione migratoria in uscita dal nostro Paese, che ha portato a un aumento degli iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) che oramai ha sfiorato i 5,5 milioni di membri. Stiamo parlando quindi del 10 per cento della popolazione italiana e abbiamo dimostrato più volte in quest’Aula che nei dati ufficiali delle autorità dei Paesi in cui tanti italiani risiedono questo dato è sottostimato e in realtà sono molti di più. Parliamo dunque del 10 per cento della popolazione italiana che vive all’estero, di cittadini italiani con diritti politici che conseguono dalla cittadinanza italiana, ma che risiedono all’estero. Non lo hanno fatto per scelta, ma per costrizione, come i loro padri e i loro nonni, che sono stati costretti ad andare all’estero per trovare una soluzione di vita migliore. L’eccezionalità dell’emigrazione italiana, recatasi verso tutti i Paesi del mondo da oltre due secoli, ha avuto un riconoscimento istituzionale in queste Aule con l’istituzione della circoscrizione estero. Si tratta quindi di un riconoscimento dei diritti politici finalmente intervenuto negli anni 2000 e 2001 con due leggi di riforma della Costituzione, che hanno dato una rappresentanza specifica a questa platea. A fronte di un calo demografico di questo Paese – che pure il relatore si è scordato di considerare, ma in Italia cala la popolazione – c’è un’esplosione degli iscritti all’AIRE: la proporzionalità, estremamente discriminatoria, tra i rappresentanti nel Parlamento della circoscrizione estero e la platea di italiani all’estero va quindi peggiorando di giorno in giorno. Alla fine di questa giornata, qualche centinaio di italiani iscritti all’AIRE che ha abbandonato questo Paese, in base alla riforma in discussione, non avrà la possibilità di avere rappresentanti nelle istituzioni. Infatti, il taglio lineare del 33 per cento viene applicato alla platea dei rappresentanti della circoscrizione estero, già estremamente discriminata, e i numeri citati per l’Italia sono completamente diversi da quelli che abbiamo noi italiani all’estero. Immagino peraltro che noi sei senatori eletti all’estero voteremo compatti contro questa riforma, nel rispetto di quanti ci hanno votato, e rappresentiamo una platea almeno tripla di quella che rappresentano i colleghi in Italia. Il taglio interviene su un numero già molto discriminatorio, che diventerebbe quasi doppio, con effetti sulle diverse ripartizioni, in particolare in Europa, dove risiedono 3,1 milioni di italiani, che avrebbero un rappresentante al Senato della Repubblica. La simpatica proposta, fatta da qualche pensatore del MoVimento 5 Stelle, di sorteggiare i rappresentanti parlamentari forse potrebbe tornare utile. Converrebbe quindi estrarre a sorte un rappresentante in quest’Assemblea – che non è composta da nominati, ma da eletti – che rappresenterebbe 3,1 milioni di italiani (numero che continuerà ad aumentare), i quali hanno gli stessi diritti di cittadinanza di tutti gli altri cittadini italiani, ma si trovano all’estero. Altrimenti, l’unico effetto sarà l’elezione del più ricco, perché davanti a una platea di quel genere una campagna elettorale può essere intrapresa solo da qualcuno che ha enormi risorse. Vi sfido quindi a mostrarci gli effetti e i vantaggi economici di questa riforma rispetto al taglio lineare sulla circoscrizione estero: due posti in meno. Non mi sembra davvero che possiate vantarvi di una cosa del genere. Non vi è poi alcun effetto in termini di efficienza dei lavori parlamentari, anzi, la si perde. L’effetto politico, su cui bisognerà veramente riconoscervi una certa coerenza, è quello di togliere alla rappresentanza degli italiani all’estero ogni capacità d’azione: si tratta di un effetto politico che questa maggioranza – ahimè – sta cercando di imprimere sui lavori di questa legislatura fin dall’inizio e ci sta riuscendo con una certa efficacia. Avete abolito il Comitato per le questioni degli italiani all’estero, l’unica istituzione presente in questo ramo del Parlamento dedicata agli italiani all’estero, che era in vigore da tre legislature. È una vergogna assoluta che quest’Assemblea e questa maggioranza abbiano ritenuto di annullare l’eredità dei lavori del Comitato per le questioni degli italiani all’estero di tre legislature, sostituendolo con un’indagine conoscitiva sul fenomeno degli italiani all’estero, peraltro non ancora partita. Vi sfido a immaginare che nei vostri territori arrivi qualcuno a dirvi che in rappresentanza del 10 per cento della popolazione, in luogo dei rappresentanti parlamentari e delle Commissioni in cui si discutono questi interessi, si pensa di intraprendere un’indagine conoscitiva. Facciamo un’indagine conoscitiva sui siciliani o sui campani, che sono pur sempre 5 milioni e mezzo di persone, come gli italiani all’estero: è vergognoso, ma molto coerente con il vostro disegno politico, che è chiaro; ossia togliere ai cittadini italiani residenti all’estero i loro diritti politici. Segnalo peraltro a voi e al relatore che, nella furia devastatrice di questo disegno, siete incorsi in un errore marchiano, come abbiamo già detto nella discussione durante il primo passaggio in Aula qui al Senato e anche in dichiarazione di voto, un voto che da parte nostra è sempre stato coerentemente contrario. Avete violato infatti i principi che informano l’ordinamento costituzionale italiano: il principio di rappresentanza democratica, il principio di uguaglianza tra i cittadini, il principio di ragionevolezza delle norme e il principio di proporzionalità tra mezzo e fine della rappresentanza. Ho citato quattro principi cardinali rispetto alla Costituzione italiana fin dai tempi dei costituenti – se vogliamo marcare una differenza, esimio relatore, tra i costituenti e i successivi legislatori, anche se giuridicamente non c’è – che informano l’attività di controllo della Corte costituzionale, che cercheremo di adire. Parimenti, porteremo all’attenzione del garante massimo dell’ordinamento istituzionale italiano e dei principi che lo informano, ossia il Presidente della Repubblica, la violazione palese commessa ai danni della circoscrizione estero con un taglio di questo genere (quattro senatori e otto deputati in rappresentanza del 10 per cento della popolazione). Vi segnalo che la Costituzione e l’ordinamento giuridico italiani non discriminano i cittadini in base alla razza e alla religione, ma neanche alla residenza. Questa quindi è una violazione palese di tre o quattro principi generali dell’ordinamento costituzionale italiano, che faremo valere, e questo disegno di distruzione dei diritti politici degli italiani all’estero che state portando avanti non andrà fino alla fine.

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